Viaggiando da casa: alla scoperta di Taranto!

Sesta puntata di “Viaggiando da casa”, la rubrica del blog TGS Nazionale che ci accompagna alla scoperta virtuale di luoghi, paesaggi e itinerari d’Italia, attraverso la consultazione di siti web e altre risorse “on line” che ci consentono di viaggiare comodamente seduti sul nostro divano, guidati dalle voci dei nostri volontari TGS sparsi per tutta la penisola.
Dal Veneto alla Sicilia, dalla Campania alla Calabria… trovi tutti gli articoli pubblicati contrassegnati con il tag “Viaggiando da casa”. Oggi torniamo in Puglia per scoprire la città di Taranto, sede l’associazione TGS Delfino Taranto. Ci guida in questo “viaggio da casa” la nostra Maria Elena, socia di TGS Delfino Taranto!

Ciao a tutti! In questo periodo in cui la nostra voglia di viaggiare e conoscere posti nuovi deve essere messa un po’ in stand by, abbiamo aderito all’iniziativa del TGS Nazionale “Viaggiando da casa”, invitandovi a visitare Taranto attraverso un video che abbiamo realizzato per l’occasione.
Buona “passeggiata” con il nostro Virtual Tour di Taranto!

Origini della città

La Leggenda ci tramanda che TARAS, figlio del dio del mare Nettuno e della ninfa Satyria, giunto sulle nostre coste in prossimità della foce del fiume, che da lui prese il nome TARA, vide un delfino che balzava fuori dal mare e interpretando questo come segno di buon auspicio decise di fondare lì una città “TARAS”. Questo avveniva probabilmente nel 706 a.C.. In seguito, poco distante da lì, fondò SATYRION (dedicata a sua madre). Poi un giorno, mentre offriva sacrifici a suo padre vicino al fiume Tara, cadde nello stesso e trasportato dalla corrente non fu più ritrovato. Si pensò allora che fosse stato assunto in cielo fra gli eroi. Ecco spiegato il simbolo della città di Taranto, impresso sulle nostre monete più antiche: un giovane nudo a cavallo di un delfino. Secondo fonti storiche nell’VIII sec. a.C. i Parteni, i nati a Sparta illegittimamente durante le guerre messeniche, guidati dal loro capo FALANTO, essendo stati privati del diritto di cittadinanza e fallita la congiura ordita contro gli Spartiati, fuggirono da Sparta. Ma prima Falanto consultò l’Oracolo di Delfi che gli rispose che gli avrebbe concesso di abitare Satyrion e la ricca regione di Taranto (“Satureum et pinguem populum tibi trado Tarenti”) e che avrebbe raggiunto quei luoghi quando dal cielo sereno (“Aethra”) sarebbe caduta la pioggia. E infatti, dopo tanto peregrinare approdò sulle coste taratine, abitate da popolazioni indigene, gli Iapigi (“Iapigas”), e mentre riposava con il capo poggiato sulle ginocchia della moglie Etra (in greco “cielo sereno”) lacrime iniziarono a cadere sul suo capo e Falanto capì il significato dell’oracolo e colonizzò queste terre. Secondo alcune fonti era il 706 a. C.

Taranto tra vecchio e nuovo

Taranto, è un comune italiano di 195 024 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia, in Puglia, situato sull’estremità nord occidentale della regione geologica denominata Salento, nonché sull’estremità orientale della zona costiera denominata Arco ionico tarantino. Taranto nasce su una piccola Isola che, ai tempi dei greci, divenne l’acropoli che si ergeva sull’omonimo Golfo. Racchiusa tra possenti mura, era collegata da un piccolo ponte ad archi a quella che oggi è la città nuova. Poi, con il sopraggiungere delle moderne esigenze, al suo posto, fu costruito un ponte d’acciaio girevole, non prima di aver reso navigabile il canale che separa la parte antica da quella moderna. Il ponte è di per sé la prima attrazione che conquista visitatori e residenti ogni volta che si apre per consentire il passaggio delle grandi navi della Marina Militare. Poi, il Castello Aragonese, alias Castel S. Angelo, è ubicato vicino ad un’antica depressione naturale del banco di roccia sopra cui sorge il borgo antico della città e consiste fondamentalmente in una ricostruzione aragonese di una precedente fortezza normanno-sveva-angioina costruita nello stesso punto. Da qui, ci si avvia in direzione via Duomo, per visitare le colonne doriche, la chiesa di San Michele, il Pendio La Riccia e il Mercato del Pesce dove possibile degustare le famose cozze tarantine. A seguire, la famosa Via di Mezzo e la Chiesa di San Giuseppe, poi una passeggiata lungo Via Cava e la facciata posteriore della chiesa di San Domenico. Oltre ai numerosi palazzi nobiliari cui ci si imbatte lungo il percorso, il borgo antico di Taranto si caratterizza per l’operosa attività di molti uomini e donne che lavorano alacremente per restituirle tutta la dignità che le è stata tolta con l’avvento del boom economico degli anni sessanta e il progressivo abbandono dei suoi abitanti nella grande illusione della modernità e del benessere a tutti i costi. Mese dopo mese, spuntano nuove attività commerciali, pian piano il borgo si ripopola e, specialmente d’estate, pullula di iniziative culturali alla scoperta del suo glorioso passato, a cominciare da quello più remoto, risalente a 3000 anni fa. Di questo, tante sono le testimonianze che riemergono grazie all’amore e alla passione di molti cittadini che si danno da fare per rianimare ciò che sembrava essere definitivamente caduto nell’oblio. In particolare segnaliamo la presenza di numerosi ipogei riportati alla luce per la gioia di visitatori e turisti che ogni giorno aumentano a seguito dell’incessante opera di promozione condotta da molte associazioni locali. Consigliatissima è la visita alla Cattedrale di San Cataldo, la più antica Cattedrale di Puglia, con la sua splendida architettura e il suo celebre Cappellone, il cui stile barocco lo lascia configurare come un vero e proprio unicum nell’Italia meridionale, soprattutto per la ricchezza e varietà dei marmi policromi intarsiati, presenti soprattutto sulle pareti, dei quali prevale il motivo a conchiglia. Il borgo antico di Taranto è un’Isola in cui si concentrano le meraviglie e le stranezze dell’animo umano. Passeggiare per questa parte della città è utile anche per comprendere le tipiche vicende umane e le contraddizioni di chi, per inseguire il progresso, dimentica un passato glorioso.

Il Ponte di Porta Napoli (o Ponte di Pietra) di Taranto è la struttura in pietra che sovrasta il canale naturale a nord-ovest della città. Il ponte, oggi dedicato a Sant’Egidio Maria da Taranto, è lungo 115 metri, e fu costruito quando l’omonimo ponte di 7 arcate voluto da Niceforo II Foca nel X secolo, fu distrutto da un’alluvione nel 1883. Rispetto al nuovo ponte, l’antico si estendeva secondo un asse diverso da quello attuale, e per meglio proteggere la città dalle frequenti incursioni esterne, era stato fortificato nel 1404 con la costruzione sulla Piazza Grande (ora Piazza Fontana) della Torre di Raimondello e della “Cittadella”, un grosso mastio quadrato cinto di mura e fiancheggiato da due torrioni. Nel 1865, Taranto fu dichiarata aperta e libera da servitù militari da un regio decreto del Re Vittorio Emanuele II di Savoia: si decise allora per la distruzione di tutte le mura e le fortificazioni esistenti, perseguendo un impeto liberatorio che finì per coinvolgere la stessa “Cittadella”, abbattuta in varie fasi dal 1884 al 1893 per motivi di odio verso il medioevo.

La chiesa e il convento di San Domenico: l’edificio e l’annesso convento risalgono ai primi anni del Trecento. L’architettura esterna, con la sua verticalità e la raffinatezza decorativa, rimanda al passaggio dalle forme romaniche a quelle gotiche: il coronamento della facciata ad archetti pensili trilobati, il rosone gotico, con al centro l’Agnello mistico, fiancheggiato da due colonnine a spirale sormontate da leoni, il portale a sesto acuto sormontato da protiro pensile. La scalinata fu costruita alla fine del Settecento, quando fu creato il pendio di San Domenico per collegare via Duomo con la parte bassa della città. Sotto il rosone nello stemma del portale d’ingresso è indicata la data di edificazione, 1302, e il nome del committente, Giovanni Taurisano. La chiesa è a pianta a croce latina a navata unica, con transetto corto e quattro cappelle a sinistra, costruite tra il 1600 e il 1700, a cui corrispondono sulla destra quattro arcate cieche. Dietro la prima cappella si apre la cappella della Madonna del Rosario; un’altra cappella importante è quella dell’Addolorata, la cui statua viene portata in processione la notte del Giovedì Santo, dai confratelli dell’Addolorata, secondo una tradizione introdotta nel 1794. La chiesa trecentesca fu la ricostruzione di una precedente chiesa benedettina con annesso cenobio. Il convento era dedicato a San Pietro ed esisteva già prima del X sec., nel 1033 venne denominato San Pietro Imperiale, perché subordinato all’imperatore d’Oriente. La chiesa bizantina, a sua volta, fu probabilmente costruita su un tempio greco di età arcaica, completato nel V sec. a.C. Sono ancora visibili sotto il pavimento della chiesa e sotto il chiostro del convento le fondamenta greche con rocchi di colonne non scanalate.

La cattedrale di San Cataldo

La storia inizia nel periodo della Restaurazione Bizantina quando – subito dopo l’invasione dei Saraceni del 927 – fu costruita una Chiesa per volontà di Niceforo Foca, incaricato dall’omonimo Imperatore (Niceforo Foca II). Non ancora completata al momento della conquista normanna (inizi dell’undicesimo secolo), la Chiesa sostituiva una antica basilica cattedrale documentata dal VII secolo, forse distrutta proprio dai Saraceni. Pertanto, convivevano la tradizione greca, i caratteri bizantini e la decorazione plastica di stampo longobardo. Le popolazioni pugliesi, abituate da secoli al succedersi delle dominazioni, vissero questo confuso periodo come un semplice trapasso da un padrone ad un altro. Esse vedevano se mai nel proprio vescovo l’unico punto di riferimento stabile. Contemporaneamente la Chiesa Romana mirava ad aumentare la propria sfera di influenza sul Salento, rimasto greco come lingua, costumi e riti; pertanto l’appoggio delle milizie mercenarie e degli avventurieri Normanni, in cerca di territori da occupare, era un prezioso ausilio per la penetrazione culturale. Infatti, tra le grandi costruzioni vescovili dell’XI secolo rientra quella della Cattedrale tarantina. Fu dunque nel 1070 che l’arcivescovo normanno Drogone volle dare riparo all’ormai decadente chiesa bizantina, conferendole un aspetto più maestoso e più grande. Mentre uno degli artefici stava scavando sulla vecchia basilica, sentì uscire da una parte di essa un odore così soave che ne rimase sorpreso. Informato dello strano avvenimento, l’Arcivescovo Drogone volle conoscere ciò che la cassa conteneva e pertanto riunì il clero e il popolo per l’apertura pubblica del contenitore. Pertanto, furono trovate le candide ossa di un uomo sul cui petto era posata una CROCE riportante la seguente incisione: CATALDUS. Da questo rinvenimento iniziò la raccolta di oggetti preziosi e sacri che confluirono in quello che poi fu definito TESORO DELLA CATTEDRALE. I tempi calamitosi, durante i quali la fabbrica dovette sorgere, avevano reso necessario il reimpiego dell’edificio preesistente. Il materiale reimpiegato è infatti classico (integro o frammentario) e altomedievale. In seguito all’afflusso dal Nord di svariati manufatti, intorno agli anni ‘ 80 furono scolpiti capitelli ex novo, accostati poi ai più tradizionali motivi orientaleggianti e ad altri copiati dai sarcofagi antichi.

Il cappellone di San Cataldo: Il Cappellone di San Cataldo (definito così per la sua bellezza e maestosità), insieme alla Cappella del Sacramento (edificata nel braccio sinistro del transetto), sono le uniche testimonianze superstiti dei rinnovamenti d’architettura liturgica apportati dai vari vescovi. Il Cappellone, come oggi si presenta, è completamente rivestito di marmi dal pavimento alle pareti, fino al tamburo della cupola rivestita a sua volta interamente di affreschi. Una raffinata combinazione di marmi decorativi, sculture, pitture si colloca all’interno di un vano dalla forma particolare ellittica con cupola analogamente ellittica. L’ingresso non è immediato al vano ellittico ma attraverso un vano quadrangolare che fa da vestibolo. La ricchezza e l’originalità delle decorazioni ne fanno un unicum dell’intera Puglia. Le pareti concave sono decorate da marmi commessi, cioè corredati di elementi scultorei ed intarsi. Al punto di raccordo delle due semiellissi vi è la nicchia più importante contenente la statua argentea del Santo titolare. Tutti gli altri santi, in veste marmorea, presenti nelle summenzionate edicole, sembrano esaltare San Cataldo secondo un preciso programma iconografico. Tutto ciò rientra nel principio tridentino che assegnava all’arte il compito di servire la fede. L’arte doveva ricorrere a stupefacenti virtuosismi per indurre il fedele alla visione mistica e al timore reverenziale. Completa il prezioso colorismo delle pareti la volta ad affresco con la Gloria di San Cataldo, dipinta da Paolo De Matteis che eseguì le sette storie del Santo, fra le finestre del tamburo della cupola, e in quest’ultima la Gloria

La Cripta: quasi un secolo dopo il completamento del Cappellone fu ritrovata la cripta che si stende sotto il transetto e presbiterio, formando un corpo unico con la chiesa. Edificata prima dell’XI secolo, essa è divisa in due navate per ogni braccio da colonne tozze, con la base verso l’alto, su cui poggiano le volte a crociera, probabilmente rifatte durante la dominazione normanna. La luce penetra dalle piccole finestre che si aprono all’esterno. Di notevole importanza è il sarcofago di una fanciulla di cui non è stata ancora stabilita l’età certa. Sulle pareti sono visibili degli affreschi di età bizantina: sul lato sinistro è raffigurato San Cataldo e la comunione con rito orientale di Santa Maria Egiziaca. Ancora più a sinistra vi è la Madonna con Bambino e più in basso una faccina, probabilmente una sinopia, ovvero uno schizzo preparatorio su cui poi si stendeva l’intonaco. Lo schizzo avrebbe dovuto rappresentare la figura dell’offerente inginocchiato dinanzi alla Madonna con la consueta formula del “memento domine famulo tuo” cioè “ricordati Signore del tuo servo”. Sulla parete destra, accanto al sarcofago, vi è una figura in trono. Sotto gli archi vi sono gli affreschi di San Nicola e Sant’Antonio risalenti al 1500.

La facciata Della facciata Romanica non è rimasta alcuna traccia; fu demolita nel XV secolo, forse quando si pensò di costruire l’avancorpo. L’attuale facciata fu edificata, in pietra leccese, da Mauro Manieri, nel 1713 Nella metà inferiore si aprono due nicchie: quella di destra contiene la statua di S. Marco, mentre quella di sinistra quella di S. Pietro, i primi evangelizzatori di Taranto. Al centro della facciata superiore, sul finestrone incorniciato da un festone floreale, vi è la statua di San Cataldo; nelle nicchie laterali vi sono, a destra, S. Irene, e, a sinistra, S. Rocco. Il campanile attuale fu costruito dall’ar- chitetto Schettini nel 1950, sostituendo quello quattrocentesco. Accanto al campanile è visibile la testata dal transetto con arconi, databile intorno al 1133 come specifica una lapide posta dal vescovo Rosemanno.

Per info: https://www.cattedraletaranto.com/

Colonne doriche

Esistono altri templi dorici disseminati in Italia (Sicilia e Campania per lo più) ma quello di Taranto è il più antico luogo di culto della Magna Grecia. Il tempio è datato al primo quarto del VI secolo a.C. Esso ha subito saccheggi e alcune sue parti sono state utilizzate per la costruzione di altri edifici. Nel 1700 erano ancora visibili dieci spezzoni di colonne, ma furono rimossi e andarono dispersi durante il rifacimento del convento che ne conteneva una parte. Verso la fine dell’Ottocento, l’archeologo Luigi Viola ne studiò i resti ed attribuì il tempio al culto di Poseidone, ma esso è più probabilmente da mettere in relazione con le divinità femminili di Artemide, Persefone o Hera.  Le 2 colonne di ordine dorico rimaste a testimonianza dell’antico tempio magno-greco, più una base con 3 tamburi o rocchi, furono realizzate in carparo locale ricavato dalla stessa acropoli, e rappresentano il lato lungo della “peristasis” del tempio, i cui resti sono stati individuati nel chiostro e nelle cantine del Monastero di San Michele, che fa da sfondo ai ruderi al fianco di Palazzo di Città. Dal calcolo del rapporto tra la sua ampiezza e l’interasse, si suppone che il tempio avesse il fronte rivolto verso il canale navigabile, e che fosse costituito da 6 colonne sui lati corti e da 13 sui lati lunghi. L’area sacra sarebbe stata abbandonata definitivamente alla fine del III secolo a.C., quando la città fu conquistata dai Romani, per poi ritornare ad essere utilizzata nel VI secolo con silos, granai, quando la popolazione si ritirò nella penisola per motivi difensivi. Nel X secolo i resti del tempio avrebbero ospitato un luogo di culto cristiano, mentre dal XIV secolo una parte dell’area fu utilizzata per attività produttive con vasche di decantazione dell’argilla e piccole fornaci.

Il Castello Aragonese

Il Castello di Taranto, chiamato Castel S. Angelo, è ubicato vicino ad un’ antica depressione naturale del banco di roccia sopra cui sorge il borgo antico della città e consiste fondamentalmente in una ricostruzione Aragonese di una precedente fortezza normanno-sveva-angioina costruita nello stesso punto ma avente caratteristiche molto diverse poiché era un tipico castello medievale con numerose torri alte e sottili costruito sopra una precedente fortificazione bizantina che aveva le fondamenta poggiate su strutture risalenti al periodo greco (IV-III secolo a.C.). Il miglioramento dell’artiglieria nel XV secolo, rese i castelli medievali obsoleti poiché le loro sottili mura non potevano più resistere contro i cannoni degli attaccanti né permettere il loro uso da parte dei difensori. La conquista di Otranto da parte dei turchi nel 1480 dimostrò chiaramente che questo tipo di fortificazione era ormai inadeguato. Il re di Napoli, Ferdinando d’ Aragona, decise pertanto di rinforzare le difese costiere del reame. In questo contesto, tra il 1487 e il 1492, il Castello di Taranto fu ricostruito seguendo forse lo specifico progetto del grande architetto senese Francesco di Giorgio. Il nuovo castello aveva una forma vagamente reminiscente quella di uno scorpione con cinque torri rotonde ubicate agli spigoli della costruzione. Queste torri più basse e più larghe delle precedenti, ricevettero il nome di S. Cristoforo, San Lorenzo e Sant’ Angelo per le tre di fronte l’attuale canale navigabile, mentre le due di fronte il borgo antico furono chiamate Annunziata e Bandiera. Torri e mura erano della stessa altezza, 21 metri, e quasi dello stesso spessore, circa 8 metri; tutte le torri avevano un diametro di 18 metri eccetto San Cristoforo che era 10 metri più larga. Verso il Mar Grande, in accordo con il probabile progetto di Francesco di Giorgio, fu aggiunto nel 1491, un puntone triangolare, (vero prototipo del bastione del XVI sec, erroneamente chiamato rivellino), per rinforzare la cortina meridionale e migliorare la capacità di difesa di fiancheggiamento dell’accesso al fossato che fu ampliato sino a collegare il Mar Grande con il Mar Piccolo. Le fortificazioni del XV sec. ebbero elevate qualità estetiche ma una validità militare piuttosto effimera a causa del rapido progresso dell’artiglieria. Gli spagnoli, che succedettero agli Aragonesi nel 1502, ampliarono le piattaforme sommitali per facilitare il movimento e uso dell’artiglieria. Essi riempirono anche di terra molte delle gallerie intramurali e le casematte superiori delle torri per rinforzarle e per ottenere postazioni per l’artiglieria sulla sommità delle torri. Nonostante gli interventi spagnoli, la fortezza perse progressivamente validità militare e dopo aver avuto un ruolo fondamentale, in numerose battaglie, respingendo in particolare l’assalto turco nel 1594, finì per essere utilizzata come prigione e come caserma. Questa diversa utilizzazione ha portato alla frammentazione dei locali interni con la chiusura di passaggi e corridoi. In aggiunta a ciò, le aumentate esigenze residenziali unite al basso costo di intonaco e cemento, hanno portato all’uso massiccio di questi materiali per ricoprire muri e pavimenti allo scopo di migliorare le condizioni igieniche. Il castello, comunque, è rimasto sostanzialmente intatto eccetto che per la torre di S. Angelo, demolita nel 1883 per fare posto al ponte girevole. A partire dal 2003, la Marina Militare, custode del castello dal 1883, ha iniziato il restauro sistematico dell’interno della fortezza con l’intento di riportarla alla configurazione Aragonese e di identificare le precedenti strutture greche, bizantine, normanne, svevo-angioine. Il restauro interno, effettuato dal personale della Marina Militare, sotto la supervisione della locale Sovrintendenza ai beni Architettonici, consiste essenzialmente nella rimozione dell’intonaco e cemento per riportare alla luce le superfici originarie di mura e pavimenti nella riapertura di corridoi, locali e passaggi, per ristabilire, inoltre, la permeabilità del castello e ristabilire la funzionalità dei vari elementi difensivi. Durante queste attività sono state scavate grandi quantità di terra in collaborazione con l’Università di Bari, sotto la supervisione della Sovrintendenza ai beni Archeologici, portando alla scoperta di numerosi reperti dei diversi periodi che abbracciano quasi tremila anni di storia.

Per info e prenotazioni : http://www.castelloaragonesetaranto.com/La%20Storia

Informazioni utili

PER INFORMAZIONI TURISTICHE: https://prolocoditaranto.wordpress.com/

MUSEO ARCHEOLOGICO:  http://www.museotaranto.it/

CLIMA: Il clima a Taranto è tipicamente mediterraneo, con estati calde, ventilate e secche ed inverni miti e piovosi. La temperatura media annua è sui 17 °C. Le temperature medie più elevate si aggirano intorno ai 26°C a luglio e le più basse intorno ai 9°C a gennaio.

Quando: La stagione migliore per programmare un viaggio a Taranto è la primavera quando le belle giornate permettono di visitare la città senza soffocare per il caldo e con buona probabilità anche di farsi un bel bagno. Anche l’estate è un buon periodo per visitare la città e anche per divertirsi dato la maggiore affluenza di gente, però bisogna fare i conti con il caldo.

FOLKLORE E TRADIZIONI: Oltre i celeberrimi riti della settimana santa, dall’8 al 10 maggio a Taranto si festeggia la festa del patrono della città, San Cataldo. L’8 si svolge un Palio remiero di imbarcazioni in rappresentanza dei dieci rioni cittadini e la sera la statua del Santo viene portata in processione sul mare. Un’altra festa religiosa si festeggia la prima domenica di settembre ed è la festa della Stella Maris anche qui viene fatta la processione con la statua della Madonna in mare.

CUCINA: La cucina pugliese ci regala piatti tipici come i cavatelli con le cozze, il risotto ai frutti di mare, il polpo ed il pesce alla griglia; il tutto accompagnato da ortaggi crudi o cucinati nei modi più vari. Indispensabile ricordare le orecchiette con le cime di rapa o al ragù. Sulle favolose tavole imbandite pugliesi inoltre non mancano mai arance, mandarini, clementine, dolci di miele ed in pasta di mandorle, o le più tipiche Carteddàte, Sannacchiùdere e Pettole.

Come raggiungere Taranto

IN AEREO: Taranto è raggiungibile dall’aeroporto di Bari e Brindisi grazie alle linee di Pugliairbus ad orari prestabiliti e consultabili sul sito http://www.aeroportidipuglia.it/bus-pugliairbus

IN AUTO: Se si decide di arrivare in macchina dall’aeroporto di Bari entrando in SS16 attraverso lo svincolo per Brindisi/Taranto/Bari Centro (percorrendo circa 101 km in 1h e 18′) oppure, in autostrada attraverso lo svincolo per Pescara/Taranto/Napoli (pagando il pedaggio dopo 1h e 10’percorrendo circa 110 km).

IN TRENO: dalla stazione di Bari e da lì prendere uno dei primi treni regionali che ad ogni ora assicureranno i collegamenti tra le due città.

IN AUTOBUS: Taranto è raggiungibile da molte città di Italia grazie ai collegamenti interregionali.

  • Da Roma si può prendere l’autobus Marozzi consultabile su www. Marozzi.it con frequenza giornaliera
  • Dalla Campania o dalla Basilicata possiamo consultare i collegamenti su marino.it; http://www.Miccolis.It oppure su www.flixbus.it.
  • Dal sito flixbus.it si possono consultare i collegamenti da o per le altre regioni centro settentrionali, le quali hanno ulteriori collegamenti attraverso la Marinobus (biglietto consultabile e acquistabile online su http://www.marino.it)

COLLEGAMENTI ALL’INTERNO DELLA REGIONE: Taranto è collegata alle altre città pugliesi attraverso una fitta rete di collegamenti extraurbani tramite autobus. Consigliamo di consultare www.fseonline.it oppure www.ctp.taranto.com a seconda delle destinazioni, e ancora www.trenitalia.it

COLLEGAMENTI URBANI: Azienda Municipalizzata Trasporti Taranto www.amat.taranto.it

TAXI:

  • RADIOTAXI tel. 3205733641
  • TAXI DUE MARI tel. 0997354858 o messaggio WhatsApp al 3452948508
  • TAXI 099 tel. 099.47.95.415 – 24 ORE SU 24

IDROVIE: Infine, se si vuole ammirare e conoscere la nostra città dal mare consigliamo un bel giretto sulle fantastiche idrovie che, attraverso un giro turistico dal mar grande al mar piccolo, mostreranno le bellezze della nostra città direttamente dal mare e favoriranno i collegamenti dalla terra ferma allo stabilimento balneare dell’Isola di San Pietro, durante la stagione estiva. I biglietti sono acquistabili presso l’ufficio Amat o le agenzie viaggi convenzionate. Per informazioni: www.amat.taranto.it

Maria Elena, TGS Delfino Taranto

Associazione TGS Delfino Taranto – Taranto (TA)
Via Umbria 162, 74121 Taranto, Italia
tgsinfo@tgsdelfino.it

www.tgsdelfino.it

[picture © TGS Delfino Taranto]

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Informazioni su T.G.S. Nazionale

Turismo Giovanile Sociale direzione Nazionale dell'Associazione di Promozione Sociale Salesiana
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